Cosa succede al contratto di colf o badanti quando muore il datore di lavoro?

Autore: redazione
12 Giugno 2026

Se il datore di lavoro domestico viene a mancare, il contratto di colf, badante o baby sitter  deve essere chiuso: è necessario comunicare la cessazione all'INPS, e farlo entro 60 giorni dal decesso.

Inps ha fornito le indicazioni con il messaggio  1972 del  10 giugno 2026 informando che da oggi non è più possibile creare una nuova delega dopo il decesso del datore di lavoro. Se non ne esisteva già una, l'erede deve agire in prima persona o delegare qualcuno prima di rivolgersi a un intermediario.

Se i 60 giorni passano senza che nessuno intervenga, l'INPS chiude il rapporto d'ufficio. 

E' consigliabile  non aspettare, per evitare problemi contributivi a carico della famiglia.

Chi può chiudere il contratto della colf – badante in caso di decesso del datore?

Chi può farlo dipende dalla situazione:

  1. Se prima del decesso era già attiva una delega a un consulente del lavoro o a un intermediario autorizzato, è quest'ultimo a poter procedere direttamente. 
  2. Se invece non esiste nessuna delega, spetta a uno degli eredi occuparsene — non servono tutti, ne basta uno —sempre entro 60 giorni dal decesso, in due modi:
    • PIN telefonico: si genera sul sito INPS accedendo con SPID (livello 2), CIE (livello 3) o CNS, dalla propria area personale MyINPS. Con quel PIN si chiama il Contact Center Multicanale e si comunica la cessazione.
    • PEC: si invia una mail certificata alla sede INPS territorialmente competente.

L'erede può anche affidarsi a un consulente, purché lo deleghi formalmente: in quel caso il professionista contatta l'INPS via PEC usando il modulo AP17 o una dichiarazione firmata dall'erede con documento d'identità allegato.